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Sindaco dei Siciliani - Crocetta Presidente - 


E’ una Sicilia stremata quella che il prossimo governo regionale si troverà di economica che negli ultimi anni ha colpito il mondo occidentale industrializzato ha aggravato le già preoccupanti condizioni di difficoltà e disagio che la popolazione siciliana continua a patire. C’è uno scontro in Europa fra quanti vogliono portare avanti una politica di difesa esclusiva degli interessi delle Banche e dei Mercati -causando licenziamenti di massa, aumentando la percentuale di povertà e facendo venir meno l’attenzione nei confronti delle fasce più deboli e della società in genere -, e, invece, quanti sostengono la difesa della moneta unica proponendo una politica di sviluppo e di occupazione, di difesa dello stato sociale, di difesa dei più deboli, ampliando la base produttiva e tagliando i privilegi delle caste. In verità è in atto in Europa un attacco alle zone deboli dell’Unione che così tendono a divenire sempre più marginali. Il nuovo Governo della Regione si batterà e lotterà per impedire il processo di marginalizzazione della Sicilia sia a livello nazionale quanto europeo, riacquistando quel ruolo di protagonista del proprio presente e del proprio futuro ormai perso negli ultimi anni. L’impegno cui siamo chiamati tutti quanti è quello di riprendere in mano il filo di una matassa che dovrà essere velocemente districata per impedire il crollo economico/sociale della Sicilia. Questi ultimi anni hanno tracciato una crisi senza precedenti, nell’ambito privato numerose aziende, in particolare, piccole e medie imprese hanno cessato la loro attività, dichiarato fallimento o ridimensionato il personale impiegato. Molti siciliani hanno perduto il loro lavoro, anche quello precario, e si sono aggiunti alla folta schiera di coloro i quali non hanno e non trovano occupazione, giovani, donne e ultra cinquantenni sono le principali vittime ditale massacro sociale. Nell’ambito pubblico le politiche di contenimento e riduzione degli sprechi, per molti versi condizionate da molteplici circostanze (mal funzionamento del comparto pubblico/aumento dell’imposizione fiscale tributaria), non sempre hanno raggiunto gli obiettivi auspicati. La maggior parte degli enti locali, stretti fra l’esiguità delle risorse a disposizione e i vincoli imposti dal patto di stabilità, fatica a garantire l’espletamento dei servizi essenziali e ha quasi rinunciato ad attuare una politica d’investimenti. La crisi non concede tregua. I ritardi si accumulano e i processi di trasformazione della società proseguono incalzanti. Tutto diventa competizione e le incertezze si pagano a caro prezzo. La Sicilia ha bisogno di una nuova stagione improntata a una buona politica di cambiamento e innovazione che sappia coniugare efficienza/efficacia e credibilità della classe dirigente, presupposto indispensabile per riconquistare la fiducia dei cittadini, un’azione politica e amministrativa concreta fondata su idee strategiche di sviluppo e rilancio della nostra terra. Vi è una nuova centralità da cogliere: il Mediterraneo quale luogo privilegiato del traffico commerciale fra l’economia asiatica in espansione e l’Europa in regressione. A quest’appuntamento la Sicilia non può farsi trovare impreparata. E’ dentro di quest’ambito che la crescita dell’economia siciliana diventa tappa obbligata di un processo di rilancio dell’intera economia nazionale e il Mezzogiorno deve essere protagonista di una nuova occasione di sviluppo per il Paese. Rivedere i criteri di utilizzo dei finanziamenti europei e programmare i nuovi fondi comunitari con modalità che superino definitivamente le parcellizzazioni e le dispersioni del passato e concentrino le risorse su alcuni grandi assi strategici in grado di promuovere sviluppo, crescita occupazionale qualificata, infrastrutture, istruzione e formazione, ricerca e innovazione Fare della “concertazione sociale” e della “programmazione dal basso” il metodo di lavoro insostituibile con il quale promuovere le azioni da svolgere e assumere in maniera condivisa le decisioni. Un percorso nel quale ogni singolo cittadino si sentirà e sarà protagonista delle scelte da compiersi per innescare il cambiamento. Mutuando i tratti qualificanti della stagione della progettazione integrata e negoziata e sviluppando forme stabili di coinvolgimento partecipativo degli attori imprenditoriali e sociali nelle scelte da compiere, si potrà agire per il miglioramento comune. Pertanto da questo ne discenderà che sia la rivisitazione dei programmi ancora oggi in essere cofinanziati con i fondi strutturali, quanto i programmi regionali per il futuro periodo di programmazione saranno caratterizzati dal confronto con tutti i rappresentanti delle Amministrazioni locali, le forze sociali, imprenditoriali ed il mondo del volontariato. Qui di seguito leggerete la mia proposta, la nostra proposta di aprire a un’altra Sicilia, 9 Aree programmatiche iniziali che , con il contributo di tutti coloro i quali intenderanno sposare il “partito del fare legale e del cambiamento” senza alcun distinguo di appartenenza, diverranno un programma di Governo finalizzato a promuovere crescita e occupazione nel breve e nel medio periodo e avviare un processo di profonda trasformazione della Sicilia in grado di renderla competitiva nel contesto dei mutamenti globali nel quale il mondo è impegnato. La Lotta alla mafia non deve essere più lo slogan di una classe politica che poi non sviluppa azioni concrete perché ci vuole una reale pratica antimafia di governo dell’Amministrazione pubblica che dovrà interessare tutti i settori di quella regionale. Bisogna cacciare dalla Regione Siciliana la mafia. La regione della rivoluzione, della dignità metterà sotto lo stesso tetto Istituzioni, volontariato, parti sociali, imprese, lavoratori, associazioni antiracket e antimafia in un lavoro straordinario per eliminare ogni forma di criminalità, di corruzione e di legame con la mafia. Creeremo un osservatorio antimafia e antiracket che funzionerà da elemento di collegamento fra l’azione di governo e l’azione della società. Fuori la mafia dagli appalti, subappalti e forniture. Occorrerà semplificare l’acquisizione delle informative antimafia delle imprese attraverso la White-list delle imprese che possono lavorare con la pubblica amministrazione. Le imprese che denunciano il pizzo e la corruzione, invece di essere discriminate come oggi, riceveranno sostegno pubblico. La formazione del nuovo cittadino non sarà obiettivo solo della scuola ma di tutta la società, saranno progetti integrati tra Istituzioni, scuola, quartieri, chiese e associazioni religiose e laiche. Parole come parità non dovranno più essere vuote, proporremo la legge per il doppio voto di genere in tutti gli organi elettivi delle donne, la loro presenza in tutte le giunte comunali, provinciali e regionali sarà garantita. Ci batteremo contro ogni forma di discriminazione di varia natura. Sarà una politica per le famiglie e le persone, concedendo mutui ad interessi zero ai giovani che vogliono acquistare la prima casa. La Sanità, sarà il punto centrale della dignità che metterà al centro i bisogni degli ultimi, si batterà contro ogni disuguaglianza e valorizzerà le differenze come ricchezza. Ci batteremo per il lavoro, favoriremo percorsi lavorativi per le persone diversamente abili. Lavoreremo per l’inclusione sociale di tutti abbattendo ogni ghetto e ogni emarginazione, sposando anche le battaglie per i diritti civili delle persone. La nuova sanità metterà al centro la dignità dell’uomo, dialogando in alcune parti con il mondo dell’assistenza e mettendo al centro il concetto di cittadino piuttosto che quello di paziente, dando prioritariamente importanza alla prevenzione, curando il malato e seguendolo dopo le fasi di cura. Il mondo del volontariato è al centro di tale ragionamento, poiché dietro ogni volontario c’è un non vedente che vuole vedere, un diversamente abile che vuole camminare, sentire e partecipare alla vita sociale. Il nostro punto di riferimento sono i modelli che vengono dall’Europa, dove con costi più bassi si offrono servizi migliori. Il personale sanitario deve essere liberato dal giogo politico a cui è stato sottoposto in questi anni. I dirigenti della Sanità saranno scelti sulla base del loro titolo e del loro curriculum, eliminando la discrezionalità della politica. La rivoluzione della Sicilia offesa viene dal suo territorio, dalla sua arte e dalla sua natura che finora è stata legata al ricatto della mafia e delle speculazioni. Autorizzazioni e concessioni entro 90 giorni attraverso le conferenze di servizi permanenti. Tutti gli attori saranno coinvolti nella concertazione del bilancio sociale di genere e nelle scelte di indirizzi programmatici e favorirà il controllo democratico dell’attuazione dei programmi grazie a confronti diretti dei cittadini. E’ favorito il ricorso a referendum per risolvere questioni decisive e cruciali per la pubblica amministrazione. Scuola, lavoro, terzo settore, turismo, beni culturali, formazione, sanità, rigore della pubblica amministrazione, diritti, parità non saranno più slogan ma patto fondativo di un nuovo rinascimento siciliano. Gli Ato hanno prodotto disastri enormi e le competenze sulla gestione dei rifiuti dovranno passare in forma singola o associazionistica libera. L’acqua è un diritto fondamentale dell’uomo e ci sarà una gestione totalmente pubblica. Occorre riaprire il dialogo con i gruppi industriali dell’isola per rilanciare la politica del lavoro e della produzione nel rispetto dell’ambiente. Agricoltura, pesca, trasporti, turismo, artigianato e commercio sono nodi essenziali della nostra economia. Nei punti di seguito sono trattate le principali questioni ritenendo che il programma subirà cambiamenti in virtù dei contributi che avremo con i cittadini durante la campagna elettorale. 1) Amministrazione Regionale: L’Amministrazione regionale in questi ultimi anni ha mostrato il suo peggiore volto, palesando inefficienza e inefficacia nelle attività svolte. Fatti salvi alcuni casi in cui si è riusciti a creare un’inversione di tendenza che ha permesso di recuperare gap e cambiare cultura e modalità di lavoro, molti cambiament dovranno ancora realizzarsi ed il percorso è ancora lungo. Non mi sento però come chi ascoltando la piazza spari adesso sul mucchio! Vanno analizzate le cause di questa situazione per capire dove intervenire per ripartire e innescare un processo di vero cambiamento. L’Amministrazione regionale è il braccio operativo attraverso il quale la politica e chi sta al Governo realizza il programma scelto e condiviso dagli elettori che hanno creduto nelle proposte che vogliono ridare dignità all’amministrazione e ai siciliani. Questa la finalità che il mio programma intende raggiungere, per la quale occorre intervenire per rimuovere l’evidente situazione di stallo in cui oggi versa l’amministrazione, causata dal soffocamento di tante risorse positive che non sono state motivate e valorizzate e persino, a volte, discriminate attraverso il ricorso esagerato a risorse esterne che alcune volte non hanno avuto i titoli e le competenze del personale interno. Innanzitutto la struttura amministrativa dovrà essere funzionale agli obiettivi, è necessario e urgente intervenire per avere una amministrazione più snella e meno costosa. Un’’Amministrazione al servizio del cittadino e dell’Impresa”, il costo del suo funzionamento si giustifica solo se esso si traduce in un beneficio per la collettività. Diversi studi hanno dimostrato che negli Stati ove il comparto pubblico è particolarmente efficiente questo ha effetti positivi per i cittadini. Si deve tendere, quindi, ad una nuova politica volta alla specializzazione ed alla valorizzazione delle risorse umane interne. Occorre prendere coscienza che per un cambiamento dell’amministrazione la sua azione va reindirizzata secondo i principi del “codice etico del pubblico dipendente” che rappresenterà il nuovo punto di partenza: legalità, trasparenza, eliminazione della corruzione e dei corrotti a qualsiasi livello. Questi i principi che devono guidare l’attività della pubblica amministrazione. La nuova parola d’ordine sarà “meritocrazia”. Chiederemo impegno, senza distinzione di ruoli e/o grado, proporrò contratti stabili che prevedano chiari percorsi di carriera, compiti e funzioni che ridiano dignità e motivazione al dipendente pubblico. Questi affronterà la sua vita lavorativa supportata e motivata da un’Amministrazione che vorrà investire, formando e specializzando le proprie risorse umane secondo una strategia precisa e condivisa e che supporterà il suo personale nella battaglia verso la legalità. Basta con il ricorso al personale esterno, a questi, si potrà fare ricorso solo per i profili altamente specializzati e solamente dopo la verifica all’interno dell’Amministrazione. In ultimo, la questione della Dirigenza apicale, che ha causato, nel recente passato, non poche disfunzioni e rallentamenti alla attività degli assessorati, faccio riferimento all’aspetto legato alla loro contrattualizzazione. Proporrò una norma in base alla quale i Dirigenti Generali non saranno più contrattualizzati dall’organo politico (assessore protempore di riferimento), la loro nomina avverrà sulla base delle loro reali competenze rispetto alla funzione loro assegnata. La loro attività sarà oggetto di una valutazione annuale esterna e indipendente e la riconferma dipenderà dal raggiungimento degli obiettivi assegnati e raggiunti. Questo servirà a sancire un netto distacco tra il ruolo amministrativo e quello politico, consentendo cosi, a chi guiderà i rami dell’amministrazione, la continuità amministrativa necessaria per evitare ritardi, blocchi e disfunzioni che hanno caratterizzato fino ad oggi l’amministrazione regionale. Verso una burocrazia snella ed efficiente: Ragionare in un'ottica di miglioramento e di efficienza implica riorganizzare un’amministrazione al passo con i tempi, che sappia avvantaggiarsi delle tecnologie disponibili per ridurre la burocrazia e i costi che essa comporta. La digitalizzazione dei servizi, l'informatizzazione delle procedure e la messa in rete degli uffici saranno gli strumenti ai quali fare ricorso, per accelerare l’attività amministrativa e al contempo renderla più trasparente. Si potranno colmare i diversi gap per avviare una più ampia diffusione della rivoluzione digitale della PA. Avviare una fase di approfondimento sul contesto regionale per declinare gli indirizzi e gli obiettivi dell’Agenda Digitale europea e di quella italiana secondo le specificità del nostro territorio. Una sorta di vera e propria Agenda Digitale Regionale che, orientata ai traguardi fissati dall’Agenzia Europea, individui aree prioritarie d’intervento per indirizzare e sostenere al meglio la crescita dell’innovazione digitale sul proprio territorio. Per facilitare tale processo occorrerà rivedere la legislazione di settore al fine di ridurre il numero delle norme e dei passaggi amministrativi oggi previsti in ogni iter burocratico finalizzato a debellare definitivamente il rischio di qualsiasi condizionamento esterno non riconducibile al rispetto della legalità e della trasparenza. In tale direzione intenderò ridare il ruolo che merita all’istituto della conferenza dei servizi, nata con l’obiettivo di snellire per ottenere in poco tempo autorizzazioni e che invece, per l’uso distorto, ha rappresentato un’ulteriore ostacolo. Intendo, nel più breve tempo possibile, proporre un disegno di legge con il quale snellire la normativa regionale, apportare le necessarie modifiche alla struttura amministrativa continuando con l’accorpamento di alcuni assessorati e di taluni dipartimenti, trasferendo e razionalizzando compiti e funzioni anche verso gli Enti Locali. 2) Agricoltura di qualità Il rilancio dell'agricoltura per una regione che è stata il granaio d'Italia è passaggio fondamentale per il prossimo programma di governo. Abbiamo assistito negli ultimi anni al deprezzamento dei prodotti siciliani che potrebbe essere causa di un inizio lento ma progressivo abbandono delle coltivazioni. E indispensabile, e questo sarà previsto e consentito nella futura programmazione comunitaria, fornire quel reale sostegno all'imprenditore agricolo che attraverso attività collaterali potrà coprire i costi derivanti dalla produzione agricola. Parallelamente bisognerà puntare al biologico per ottenere dei prodotti che consentiranno l'ottenimento dei marchi di qualità. Il riaffermarsi del prodotto siciliano sui mercati dovrà essere un obiettivo primario, bisognerà comunque che vi sia anche un cambio di mentalità e di cultura, occorrerà anche consorziarsi per garantire produzioni ed al contempo contenimento dei costi che verranno suddivisi su più soggetti al fine di poter più facilmente essere presenti sui mercati. Sotto questo aspetto bisognerà, con la collaborazione e la condivisione del mondo agricolo, compiere delle scelte e delle conseguenti mission per affacciarsi ai mercati stranieri ove il nostro prodotto (quello di qualità, dunque di nicchia) rimane ancora oggi apprezzato. Si dovrà puntare all’incentivazione del turismo enogastronomico, (non fermandosi alle semplici sagre popolari) volano quest'ultimo che consentirebbe altra fonte di reddito per l'imprenditore agricolo. In ultimo i giovani, l'educazione e la formazione ai prodotti della terra, ai metodi di coltivazione e produzione consentirebbero quel salto culturale ed il conseguente riavvicinamento della gente al mondo agricolo con maggiore consapevolezza.E’ indubbio che per compiere tale azione l’Amministrazione regionale dovrà ritornare a svolgere quel ruolo di accompagnamento e supporto all’imprenditore agricolo attraverso una riorganizzazione del sistema agricoltura finalizzata alla razionalizzazione di tutti gli Enti ed Uffici che si occupano della materia. 3) Impresa e sviluppo locale Bisogna attuare una politica moderna di attrazione d’investimenti esterni, in particolare stranieri, che si fondi al contempo su un’efficace azione di contrasto nei confronti della criminalità organizzata e delle varie forme di illegalità diffusa e che miri a promuovere un’immagine della Sicilia come regione laboriosa, onesta e accogliente. Favorire la nascita e il rilancio di piccole e medie imprese, che sono il motore dell’economia siciliana, mediante politiche di incentivazione fiscale e di agevolazioni economiche e con iniziative dirette a promuovere condizioni stimolanti di accesso al credito sia potenziando lo strumento dei consorzi fidi sia convenzionando istituti bancari propensi a investire in una nuova Sicilia, sia potenziando l’attività della finanziaria regionale. Bisognerà intraprendere un confronto con il sistema Bancario per affrontare le questioni riguardanti il costo del denaro per il mondo imprenditoriale ed eventualmente studiare la possibilità di una moratoria per aiutare le imprese che si trovano in difficoltà di liquidità e pertanto non in grado nel breve periodo di far fronte agli impegni assunti. Bisognerà intervenire per facilitare il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione per dare certezza ai bilanci delle imprese creditrici anche con strumenti finanziari innovativi. Rivedere il sistema degli aiuti alle imprese in grado di rispondere realmente alle esigenze prevedendo due soli strumenti: A) credito d’imposta come strumento di semplificazione ed accelerazione per le imprese adeguatamente capitalizzate o in attività, B) un regime di aiuto de minimis per le imprese di nuova costituzione e le micro imprese in genere, secondo quanto previsto dalla normativa europea. Dare concreta e fattiva attuazione in tutto il territorio regionale al SUAP (Sportello Unico Attività Produttive). Rivedere la strategia e l’organizzazione delle aree produttive nelle loro diverse forme, prevedendo la creazione di una banca dati regionale che dia le riposte necessarie ad orientare le scelte relative sia al mercato interno quanto all’attrazione di nuovi investimenti. Questo significherà immaginare una nuova strategia regionale industriale capace di creare lavoro e occupazione partendo dalle realtà e dalle vocazioni dei diversi territori non snaturandoli, ma indirizzando gli attori a compiere scelte sensate dal punto di vista della reale utilità e fattibilità degli investimenti. Cercare attraverso idonei strumenti di attrarre nella nostra terra nuove iniziative industriali che diano comunque la garanzia di continuità temporale e che non finiscano per creare disoccupazione e povertà per come è avvenuto sino ad oggiVa aperta una vertenza verso le aziende che operano nei grandi poli industriali, per ricondurle verso una politica industriale più rispettosa dell’ambiente. senza per questo demonizzare le produzioni industriali né idealizzarle. Altra questione sarà quella di affrontare in maniera concreta il problema degli Autotrasportatori Nelle province dedite a tale vocazione va costituito un nuovo polo tecnologico (tecnologie avanzate e green economy). Va sicuramente ripresa la questione con il Governo Nazionale e la UE riguardante la costituzione delle “ zone franche urbane” di Catania, Gela ed Erice cancellate dal Governo Berlusconi. A questa nuova visione di sviluppo dovrà accompagnarsi una riorganizzazione dell’amministrazione pubblica snella e tempestiva nelle risposte. Lo sviluppo del territorio non può essere ostaggio delle lentezze burocratiche. 4) Infrastrutture e Trasporti Il sistema dei trasporti della Regione Siciliana presenta indubbie criticità, tali da limitare lo sviluppo economico e sociale dell'Isola. Occorre pertanto porre in atto una strategia di potenziamento ed ottimizzazione che miri ad un duplice obiettivo: - il sostegno allo sviluppo del mondo imprenditoriale, da un lato, per accrescere la competitività del sistema produttivo e trasportistico regionale; - il miglioramento della qualità della vita del cittadino, dall’altro, per sostenere il riequilibrio e l’organizzazione del territorio siciliano. Si tratta, dunque di realizzare interventi in grado di contribuire al riequilibrio dei modi di trasporto sia per la mobilità di persone che merci, la cui maggior quota oggi si svolge su strada. Ciò significa: - potenziare il sistema di trasporto marittimo, puntando alla specializzazione delle diverse funzioni – commerciale, crocieristica, diportistica - rendendo l’insularità da limitazione ad occasione e razionalizzando i sistemi portuali siciliani; - supportare il potenziamento del sistema portuale regionale con una sostanziale riorganizzazione del sistema ferroviario (tale da garantire il rilancio competitivo della modalità ferroviaria in ambito infraregionale) ed interportuale, realizzando concretamente collegamenti ferroviari veloci, gli Interporti di Catania (in corso di realizzazione) e di Termini Imerese (che rischia di perdere la copertura finanziaria da parte della UE); - potenziare il sistema aeroportuale, strategico per superare la marginalità della Sicilia rispetto all’Italia e all’Europa, sia con interventi sugli scali (Palermo, Catania, Trapani, Comiso e soprattutto quelli delle Isole Minori), che sulle connessioni (stradali e ferroviarie) che ne garantiscono la funzionalità: è il caso della Ferrovia Circumetnea da collegare all’aeroporto di Catania e del Servizio Ferroviario Provinciale allargato a valenza regionale “Alcamo-Castelvetrano-Mazara-Marsala- Trapani” e “Siracusa-Ragusa-Gela necessario a garantire adeguati servizi di collegamento con gli Aeroporti di Trapani Birgi e Comiso; - migliorare il sistema stradale, con un particolare riguardo al miglioramento della sicurezza di marcia, per realizzare concretamente la chiusura di un anello di viabilità perimetrale di tipo autostradale (SrGela) ed il potenziamento ed adeguamento delle strade trasversali tali da mettere in comunicazione i grandi centri tra loro e l’entroterra, nonché la costa Tirrenica con quella Ionica (avviare la costruzione dell’arteria di collegamento nord-sud Santo Stefano di Camastra Gela che toglierà dalla marginalità il centro della Sicilia). Ancora, per le implicazioni connesse allo sviluppo locale, riveste fondamentale importanza il completamento dei sistemi di trasporto pubblico di massa sostenibile nelle aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina oltre che l’incentivazione e il riordino del trasporto pubblico locale extra-urbano5) Turismo, beni culturali Sicilia, la terra dei forti contrasti, la terra dei più grandi autori contemporanei da Pirandello a Camilleri, la terra che ha conosciuto le più grandi dominazioni – greci, arabi, normanni, la terra ove la cultura rappresenta una delle più grandi risorse ospitando un terzo dei beni monumentali dichiarati dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. La terra che possiede altresì un vastissimo e prezioso patrimonio naturalistico, archeologico. Una terra capace di esprimere realtà uniche come la Fiumara d’arte di Antonio Presti la cui idea é stata recentemente mutuata dal Museo gughenhein, e la Gibellina di Ludovico Corrao con la sua grande esperienza in campo culturale. Nonostante le ricchezza naturali del nostro territorio il turismo non riesce a diventare la fonte primaria di crescita economica ed occupazionale. I beni culturali devono diventare risorse capaci di produrre ricchezza e reddito in Sicilia, cosi come avviene in tanti altri Paesi e ritornare ad essere vissuti da tutti i cittadini . Ad esempio i Musei, nel periodo di massimo afflusso turistico devono rimodulare gli orari di apertura anche serali. Vanno ripensati secondo logiche imprenditoriali ospitando caffetterie, librerie, ristoranti, in una sola parola devono acquisire “un’anima vivente” divenendo luoghi d’incontro e di scambio culturale. Propongo la realizzazione di una rete museale che attraverso gli strumenti informatici sia capace di condividere informazioni, esperienze per far in modo che tali realtà divengano realmente interessanti per il flusso turistico. Solamente così i musei potranno finalmente divenire fonte di reddito e passar da uno stato d’improduttività a un altro nel quale la parola d’ordine sarà, autosostentamento. Potranno essere affidati, come già sperimentato ad esempio in Francia per la gestione ordinaria dei servizi a cooperative giovanili in conformità di un piano strategico regionale. Maggiore valorizzazione dei siti archeologici anche attraverso l’organizzazione di eventi culturali per attrarre flussi turistici specifici per tipologie di evento (Musica, teatro. Etc…), realizzando occasioni che possano divenire proposte veramente interessanti ed attraenti sia per investitori quanto per il mondo del turismo in generale. Andrà creata una piattaforma contenente un "data base" per centralizzare l'offerta alberghiera e facilitarne la ricerca. In relazione alle ricchezze sopra menzionate, va immaginata la nascita o il potenziamento di altre forme di turismo, ecologico, sportivo e a basso costo per i giovani, iniziative che una volta implementate potrebbero rappresentare un volano per il lavoro e l’occupazione giovanile. Fino ad oggi in Sicilia il turismo non è decollato per la mancanza di una strategia e di una regia unitaria tale da individuare ed indirizzare, con il contributo e la condivisione di tutti gli addetti ai lavori, la strada da percorrersi finalizzata a trovare unicità e sinergia tra tutti gli aspetti che possono concorrere a far diventare il turismo la primaria fonte di reddito e sviluppo economico siciliana, pertanto la Regione dovrà assumere un forte ruolo di coordinamento in tutti gli aspetti (trasporti, infrastrutture, servizi, etc) e le componenti del turismo in genere. Vanno, anche, creati i percorsi turistici d’arte con riferimento a tradizioni importanti come quelli della ceramica dell’opera dei pupi e dell’artigianato d’arte. Vanno pensati gli itinerari dei Parchi naturalistici, culturali, artistici, delle terme, del turismo giovanile e itinerante su camper ed in tenda. Occorrerà mettere in rete la conoscenza turistica di tutti i luoghi della Sicilia e di tutte le imprese che sono coinvolte, và offerto un servizio informatico completo. In pratica bisognerà creare un servizio onnicomprensivo su tutti i territori siciliani in modo da permettere ad ogni realtà dell’isola di essere conosciuta nel mondo. 6) Formazione Professionale: Una formazione che risponda alle esigenze del mercato. Negli ultimi decenni a fronte d’ingenti risorse finanziarie comunitarie la formazione regionale si è distinta per inefficacia! Se andiamo a vedere il rapporto tra somme impiegate/spese e creazione di posti di lavoro le percentuali sono bassissime, questo perché molto probabilmente la formazione non è stata il frutto di una strategia che rispondesse a precise esigenze del mondo del lavoro. La formazione in Sicilia deve essere rivista e riorganizzata legandola alla ricerca e alle Università, ma soprattutto alle aziende. Dobbiamo garantire una formazione di qualità. Partire dalla domanda per offrire una "formazione che serve". Va fatta un'analisi regionale dei reali fabbisogni formativi e su questa adeguare l'offerta. E' in funzione della domanda lavorativa che va indirizzata la formazione e la riqualificazione professionale, solamente così potremmo dire di avere speso correttamente le risorse che ci vengono destinate creando e/o trasformando il percorso formativo in una realtà lavorativa. La formazione cosi come é stata gestita in questi ultimi anni non appartiene alla mia cultura ed al mio modo di concepire questo settore secondo me centrale per lo sviluppo del nostro territorio e per la crescita delle nostre risorse umane. Bisogna riportare tutto in un alveo di funzionalità creando quella relazione stretta che deve intercorrere tra mondo scolastico (perché è da qui che bisogna partire) universitario poi, mondo imprenditoriale e formazione. Proporrò un tavolo tecnico al quale inviterò la scuola, le Università ed il Partenariato economico/sociale perché, insieme, si possa ridisegnare la mappa ed il modello gestionale della formazione professionale affinché questa risulti funzionale al mondo del lavoro e dell’impresa. Istruzione. Obiettivo primario deve essere migliorare la scuola e portarla ad alti livelli con la riqualificazione del sistema. Il valore etico dell'istruzione va oltre le nozioni di studio, é un investimento per il futuro. Serve una scuola di qualità. La formazione di base dovrà avere il tempo pieno cosi come in altre regioni, con questo argineremo il problema dei precari e aiuteremo le famiglie a risparmiare le spese per il recupero in forma privata e non da ultimo toglieremo i ragazzi dalle strade. (7) Ambiente/territorio/Energia/Rifiuti: Soddisfare i bisogni attuali senza compromettere le generazioni future. E' in estrema sintesi il concetto di sviluppo sostenibile che dovrà guidare le azioni da intraprendere nel futuro. Dal mio punto di vista, dagli appalti pubblici di fornitura agli appalti di opere strutturali ed infrastrutturali non si potrà più prescindere dal rispetto di questo concetto. . Più della metà del nostro territorio é a rischio idrogeologico e gli eventi ai quali abbiamo assistito negli ultimi due anni sono la dimostrazione che dobbiamo dare un taglio con il passato ed assumere un approccio più consapevole per “l’ambiente” da considerare nella sua interezza, dal rispetto della flora e della fauna alla valutazione di rischi di inquinamento delle falda acquifere prima di autorizzare qualunque opera. Puntare, dunque, ad uno sviluppo eco/sostenibile Un nuovo modello energetico distribuito interattivo e democratico. Creare una catena di connessione “ricerca-innovazione-produzione”, puntare sulla ricerca e sulla sostenibilità ambientale aprirà definitivamente la Sicilia alla nuova frontiera economica della green economy, e dell’agro-ambientale, diventando il luogo naturale di valorizzazione del capitale umano qualificato di cui la nostra regione è ricca, che va incentivato a rimanere per essere partecipe e protagonista di questo nuovo modello di sviluppo. Il mio obiettivo é quello di coniugare profitto e sostenibilità ambientale, creando le condizioni normative e occupazionali per l'applicazione, l'utilizzo e la gestione di tecnologie ad alta efficienza energetica e ad impatto ambientale zero. I digestori anaerobici di ultima generazione, impianti solari termodinamici di piccole e medie dimensioni oltre al fotovoltaico e alle biomasse garantirebbero l'inizio di un percorso per arrivare a un'economia auto sostenibile e a basse emissioni. Cioè la green economy. Investire in nuovi sistemi tecnologici consentirà in pochi anni di creare redditi reali e risorse da ridistribuire, creerà occupazione formando nuove figure professionali di cui queste tecnologie necessitano, sarà un obiettivo primario al fine di realizzare filiere energetiche locali. Obiettivi ambiziosi e realizzabili, viste le esperienze maturate in altri paesi e in altre città italiane ed europee, da cui poter attingere. Le tecnologie sono disponibili sul mercato, ma le infrastrutture e le amministrazioni devono modernizzarsi con interventi strutturali altamente integrati. Da rifiuto a risorsa. Il rifiuto é percepito dalla nostra comunità come un problema, un prodotto senza valore, costoso e inquinante. In realtà é un prodotto/risorsa, riutilizzabile e redditizio. Servono nuovi modelli e sistemi di trattamento e riciclo industriale sostenibili. Investire in processi di recupero crea occupazione, micro impresa e valore aggiunto per i territori, in tal modo i rifiuti diventano materie prime e semilavorati con un impatto immediato sulla riduzione delle emissioni e sui territori. Politiche di educazione alla gestione dei rifiuti, di riutilizzo e d'incentivo al riciclo sono i punti cardini per il modello auspicato e per il nuovo paradigma. In un'ottica di prospettiva sono due le priorità: la prima far in modo che le discariche ad alto impatto ambientale divengano piattaforme per il trattamento dei rifiuti e la seconda prevedere in tempi brevi la realizzazione d'impianti facendo ricorso alle tecnologie, a basso impatto ambientale, già disponibili e che garantiscano la salute della gente. Il problema esiste ed é urgente! Dobbiamo agire prima che si paventi una Napoli 2! Gli Ato vanno dimenticati, sono stati organi parassitari che hanno aumentato i costi dei servizi. I Comuni debbono ritornare a giocare un ruolo centrale. Andrà istituito un sistema di raccolta capillare “porta a porta” e questo sicuramente consentirà di riaassorbire le risorse umane precedentemente assunte, mantenendo i livelli occupazionali. Ma attenzione ciò non significherà assolutamente garantire privilegi ed isole felici, tutto dovrà essere improntato alla trasparenza ed alla legalità. Si dovrà rendere un servizio efficiente alla cittadinanza a fronte delle tasse corrisposte. 8) Famiglia e Walfare La struttura economico sociale siciliana, già debole, negli ultimi anni, a causa dell’aggravarsi della crisi economico/finanziaria internazionale, si è ulteriormente indebolita aumentando notevolmente la percentuale di povertà. E’ mio intendimento non trascurare le esigenze delle categorie più deboli in genere intervenendo sia con un’adeguata politica di walfare, sia con interventi mirati per ogni singola emergenza. Un buon Governo è quello che non dimentica le questioni ed i problemi che affliggono la base, ovvero le famiglie. E’ nei loro confronti che bisognerà trovare lo spazio e le risorse di intervento per consentire alla gente di condurre una vita dignitosa. Con l’aumento della base produttiva ed il conseguente incremento dell’occupazione si potranno risollevare le sorti di molte famiglie ma, consci che ciò non basterà come unica azione, si manterranno i livelli contributivi in favore del terzo settore e dell’associazionismo e del volontariato per accompagnare ed assistere le fasce deboli in questo percorso di ripresa. Si guarderà in particolar modo alla condizione della donna e dei giovani, categorie quest’ultime particolarmente vessate da questa crisi e dimenticate dalle politiche sin ora annunciate. L’essere umano, la sua condizione e la sua dignità sarà al centro della mia politica e della mia azione di Governo, rappresentando l’uomo e la famiglia il fulcro attorno al quale ruota tutto il resto. 9) BILANCIO Com’è noto oggi il bilancio regionale si trova in una situazione di squilibrio strutturale tra le entrate e le spese; in effetti negli ultimi anni abbiamo assistito all’andamento pressoché costante delle prime, mentre le spese hanno avuto un incremento notevole provocato sia dal trasferimento di funzioni da parte dello Stato (vedasi sanità) senza l’assegnazione delle necessarie risorse, sia per l’essersi fatti carico di criticità economico/sociali (precariato, PIP, forestali, etc…). Occorre poi sottolineare che ad aggiungersi a tale situazione si sono palesati sprechi e condotte poco consone ad una sana e corretta gestione finanziaria. Pertanto bisogna certamente ripartire “dall’anno zero”, bisogna rivedere la veridicità dei residui attivi e passivi, inscrivendo le reali poste finanziarie; “Trasparenza e Veridicità” queste sono le parole ed i concetti ai quali ci si dovrà attenere e seguire per ricominciare a scrivere un documento quale quello del bilancio indispensabile per porre in essere qualsiasi attività di governo. Un bilancio come quello attuale, il cui 60 % circa è assorbito dalla spesa sanitaria, il 12% alla spesa pe stipendi del personale in servizio ed in quiescenza, il 5% necessario al pagamento degli interessi sul debito, il 9 % per il pagamento delle spese per il funzionamento della macchina amministrativa. In definitiva rimarrebbero circa il 10, 15% per investimenti. Cosa fare? Ripartire da un nuovo dialogo con lo Stato finalizzato a alla stesura di un nuovo accordo in materia di rapporti finanziari per dare vita al “federalismo fiscale” che permetterà alla Regione di rinegoziare sia le funzioni da svolgere che le relative risorse necessarie. Poi bisognerà procedere ad una rivisitazione dell’organizzazione dell’apparato pubblico, passare alla riscrittura del Bilancio, sposando lafilosofia “dell’economia di prossimità” come uno dei possibili modelli di sviluppo, tornare ad una politica di accrescimento del capitale materiale ed immateriale ripianando il debito attraverso, finalmente, la valorizzazione dell’ingente patrimonio regionale. In ultimo, una proficua ed efficace azione di contrasto al fenomeno dell’evasione fiscale e dell’illegalità. Altra questione quella della vera riorganizzazione degli “Enti e delle Società regionali”, argomento che va affrontato sia sotto l’aspetto della rivisitazione del bilancio regionale, sia sotto l’aspetto della riorganizzazione dell’Amministrazione regionale. In particolare, le competenze di molti Enti regionali potrebbero essere assorbite da Uffici degli Assessorati regionali di riferimento; in altri casi, invece, gli Enti che hanno un’eccessiva parcellizzazione territoriale (vedasi ad esempio i Consorzi di bonifica) potrebbero essere riuniti in poche strutture che identificano grosse aree territoriali regionali. Detta operazione comporterebbe quale immediata conseguenza la diminuzione del peso finanziario a carico del bilancio direttamente proporzionale al diminuire degli organi di governo e di controllo (presidenti, consigli di amministrazione e collegi dei revisori) degli enti stessi.










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