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SVILUPPO
La Sicilia paga da anni le conseguenze di una strategia di sviluppo inadeguata e complice dei parassitismi che ammorbano la nostra economia.
Cattiva gestione dei fondi comunitari, inefficienza della pubblica amministrazione, carenza di capitale sociale sono le cause principali del permanere del divario tra la Sicilia e le aree sviluppate dell’Europa.
Occorre creare una cornice unitaria di programmazione per non ripetere gli errori del passato, correggendo le derive assistenzialiste ma non abbandonando la Sicilia al proprio destino.
Il governo Prodi e il ministero dello sviluppo negli ultimi due anni hanno concesso al sud un cuneo fiscale più alto rispetto al resto del Paese per trasformare le vecchie agevolazioni a fondo perduto in strumenti di incentivazione trasparente, come i crediti di imposta su i nuovi investimenti occupazionali. Ha azzerato tasse e contributi per le piccole imprese che si insediano nei quartieri più degradati delle città, ha puntato sui giovani meridionali consentendo a 30.000 laureati meridionali di avere un bonus per trasformare i tirocini in contratti a tempo indeterminato.
Questa è la strada su cui vogliamo continuare realizzando:
Una agenzia per lo sviluppo che stimoli la nascita di nuove imprese ne favorisca il consolidamento e che metta a disposizione degli enti locali le competenze essenziali per favorire la capacità di partecipazione ai programmi e ai progetti dell’UE nel campo dello sviluppo locale .
Un fondo di garanzia pubblico a sostegno delle piccole e medie imprese che favorisca l’accesso al credito attraverso la copertura dei rischi derivanti da finanziamenti stipulati dalle banche e dagli altri istituti finanziari.
Un accordo con i gruppi bancari per predisporre di strumenti di finanziamento specifici per ogni fase dell’ avvio dell’impresa.
Un fondo per il Microcredito Regionale, per aiutare con piccoli prestiti le micro imprese che operano in settori i cui sono diffuse economia sommersa e usura .
La creazione di una certificazione di qualità per le imprese che non pagano il pizzo, non si avvalgono di capitali a partecipazione mafiosa, non inquinano, non sfruttano il lavoro, garantiscono la sicurezza dei dipendenti.
L’erogazione di contributi e realizzazione di centri territoriali per la promozione della cultura d’impresa femminile che offrano informazione assistenza tecnica e consulenza specialistica.
L’incentivazione di politiche per l’internazionalizzazione delle imprese e dei prodotti siciliani, attraverso la promozione di fiere internazionali ed accordi commerciali. Lo sviluppo locale potrà contare sul Programma Cittadino di Sostegno strumento di promozione e incentivo per la capacità progettuale dei 9 capoluoghi di provincia. Il P.C.S. incoraggerà la cooperazione tra enti locali provincie e regione e altri livelli di governo, creando una stabile struttura interistituzionale.
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Trasformare la pubblica amministrazione da fattore frenante a strumento a servizio dello sviluppo economico e dei siciliani è la prima missione di chi vuole cambiare il volto della Sicilia.
La struttura della Regione Siciliana è composta da 17.000 dipendenti, di cui uno su sei ha la funzione di dirigente. Modernizzarla significa fare leva su tutti i principali fattori di cambiamento: semplificazione e trasparenza, innovazione tecnologica, gestione efficiente delle risorse umane.
Vogliamo:
Insediare un comitato di massimo livello composto da membri indipendenti, sul modello della francese commissione Attali, che in 6 mesi proponga un piano strategico di miglioramento dell’efficienza della macchina burocratica.
Legare i contratti e gli incarichi dirigenziali al merito e al risultato. Rafforzare gli strumenti di controllo di gestione e controllo di qualità. Predisporre, con l’aiuto delle università siciliane, indicatori di risultato e di qualità oggettivi e differenziati per ciascun servizio, premiando chi innova e rende servizi efficienti e penalizzando i parassitismi.
Approvare una legge regionale sui “tempi certi” della burocrazia. Il tempo ha un grande valore, sia quello delle imprese, sia quello dei cittadini.
Favorire l’erogazione dei servizi on-line. Effettuare le pratiche on-line vuol dire risparmiare tempo e favorire la trasparenza sulle pratiche amministrative. Per le imprese vuol dire competitività.
Dotare la Regione di un Piano regolatore della Banda Larga che incentivi gli investimenti nelle zone non sono remunerative per i gestori.
SANITA’
Il Sistema Sanitario Regionale è incapace di fornire risposte tempestive e di qualità corrispondenti ai bisogni di salute dei cittadini.
Tempi d’attesa estenuanti, carenza nella dotazione di posti letto e di servizi nonostante una presenza estremamente diffusa di strutture pubbliche e private hanno causato un’ altissima mobilità verso le regioni del centro nord.
Nel 2005 soltanto il 21,5% dei siciliani si dichiarava soddisfatto del nostro servizio sanitario contro una media nazionale del 34% con punte del 46% in Emilia Romagna del 42% in Lombardia del 43% in Piemonte.
Il sistema sanitario regionale ha le risorse strutturali e umane per migliorare se governato con una logica nuova.
Vogliamo:
Qualificare il sistema delle decisioni collettive costituendo l’Agenzia sanitaria regionale, come organismo di supporto tecnico e regolativo, con il compito di valutare i bisogni sanitari della popolazione e di fornire indicazioni tecniche sulle implicazioni delle scelte di politica sanitaria.
Creare forme di raccordo istituzionale con gli enti locali creando un sistema di rete tra le strutture assistenziali affinché il cittadino possa essere indirizzato verso la struttura più adeguata per i propri bisogni. Ciò è possibile sperimentando un modello di gestione a rete delle strutture che consenta di qualificare e differenziare le funzioni degli ospedali, consentendo agli ospedali più piccoli decentrati di svolgere funzioni di accesso alla rete per l’emergenza e di offerta delle specialità di base e a media assistenza.
Alleggerire il peso che grava sui pazienti dovuto alla lontananza dalle sedi ospedaliere, rafforzando le strutture sanitarie e sociali extraospedaliere, predisponendo strutture intermedie di collegamento diffuse sul territorio, più piccole ed accoglienti degli ospedali, potenziando il livello delle cure primarie e rafforzando il rapporto tra ospedale e territorio. Ciò consentirebbe adattare le cure ai bisogni delle persone più che alle malattie in quanto tali. In questo contesto è necessario rivedere il rapporto chiave con il settore privato non sulla base esclusiva di strumenti finanziari ma attraverso forme contrattuali che definiscano chiaramente gli impegni di offerta di cui il settore pubblico ha bisogno e le risorse finanziarie necessarie per garantire tali impegni.
Crediamo che la valorizzazione del personale medico a cominciare dal ruolo e della professionalità dei medici di base e delle società scientifiche nel rispetto del loro ruolo specifico e la revisione di percorsi di insegnamento e di formazione della professione medica siano condizione essenziale per una vera riforma del nostro sistema sanitario.
INFRASTRUTTURE
Nel corso degli ultimi anni il dibattito sulle infrastrutture in Sicilia è stato ingiustamente polarizzato sulla questione del ponte supponendo erroneamente che tale opera di per sé potesse costituire il volano per lo sviluppo della Sicilia.
La realizzazione di grandi ed importanti infrastrutture necessita di una visione di insieme che non prescinde dal ponte ma che nemmeno si centra con la sua realizzazione.
Le grandi sfide che l’apertura dell’area di libero scambio ci pone di fronte ci impongo l’ammodernamento ed in alcuni casi la realizzazione ex-novo di importanti vie di comunicazione e di scambio delle merci.
Siamo convinti anche che attraverso una buona rete infrastrutturale oltre che promuovere lo sviluppo economico si accelerino quei processi di sviluppo culturale e sociale che ovviamente ne derivano, per questi motivi vogliamo:
Porti Per diminuire lo spreco di risorse e definire strategie comuni, occorre favorire la nascita di 2 consorzi di Autorità Portuali: uno a est (Catania, Augusta, Messina) e l’altro a ovest (Palermo, Termini Imerese, Trapani).
Aeroporti Due società per la gestione di quattro aeroporti siciliani: - una per Catania/Comiso - una per Palermo/Trapani A Catania va realizzata una 2° pista per aumentare la potenzialità fino a 8 ML di passeggeri l’anno. Non c’è bisogno di un altro aeroporto.
Ferrovie Miglioramento del servizio sull’attuale CT-PA, a costo zero, abbattendo il tempo da 3,35h a 2,35h. Realizzazione della dorsale ferroviaria siciliana, linea ad alta capacità CT-PA. Occorrono 2MD di euro.
Interporti Completamento interporto di Catania: mancano 30 ML di euro. Realizzazione di Termini Imerese: sono spariti 62 ML di euro già assegnati dal Governo sui fondi FAS. Allo stato le “programmazioni” della Regione hanno fatto perdere due anni, cruciali per la realizzazione degli Interporti. Realizzazione di una piastra di distribuzione delle merci a Catania per decongestionare il centro cittadino.
Strade Occorre un intervento di miglioramento delle strade interprovinciali per permettere una mobilità civile ai cittadini dei paesi interni. Esistono peraltro già i fondi stanziati dal Governo nazionale. - Occorre completare le autostrade: CT/SR/RG/Gela - CL/Porto Empedocle - Il passante autostradale di Palermo - Porto Empedocle/Castelvetrano - CT/Caltagirone - Quest’ultima è una delle più pericolose strade d’Italia.
Metropolitane Completare la Metropolitana di Catania, renderla interoperabile con la FS/Circumetnea. La metropolitana di Messina e raddoppio passante ferroviario di Palermo.
Trasporto Pubblico Locale (TPL) Occorre potenziare il TPL, disincentivando l’uso delle autovetture; razionalizzare le aziende di trasporto pubblico, attraverso la trasformazione in SPA e la verifica di profittabilità, fermo restando l’importanza delle corse sociali.
Strategie - Diminuire il trasporto di persone e merci su gomma attraverso interventi di razionalizzazione del servizio e investimenti leggeri sulla rete ferroviaria. - Sul lungo periodo favorire la concentrazione di investimenti sugli assi ferroviari, soprattutto Est/Ovest e sulle metropolitane (Catania e Messina). Spingere RFI ad investire. - Disincentivare il trasporto via Bus a lunga distanza. - Per le merci, accelerare la realizzazione degli interporti, a Catania perché può diventare il concentratore delle merci da Gioia Tauro per tutto il mercato siciliano e Nord Africa; evitare che i porti si facciano guerra fra loro, attraverso consorzi di gestione e strategie. In generale, basta con la diffusione a pioggia degli investimenti: è impossibile realizzare tutto in tempi brevi, le opere da realizzare sono cinque/sei non di più. A questo vanno aggiunti investimenti per mettere in sicurezza le strade provinciali.
Finché non arriva il ponte, occorre velocizzare il trasferimento via mare con navi veloci e sicure.
PATTO CON I GIOVANI SICILIANI
I giovani siciliani sono una straordinaria risorsa di intelligenze, capacità e volontà che la nostra regione ha ripreso a disperdere. I nostri tassi di immigrazione, verso il centro-nord e verso l’estero sono tornati simili a quelli degli anni ’50 del secolo scorso. Per motivi di studio, di lavoro, per la ricerca di una realizzazione personale. Per questo non ci limitiamo a proporre una serie di misure occasionali, ma con i giovani siciliani vogliamo stipulare un vero e proprio patto, perché chi se n’è andato possa tornare a casa e perché più nessuno sia costretto ad andarsene.
Più soldi per la scuola. Il dato più allarmante sulla condizione giovanile è offerto dalla ricerca “Pisa 2006” dell’OCSE, secondo cui gli studenti siciliani hanno un rendimento negli studi tra i più bassi in Europa. Occorre investire nella qualità della formazione e delle strutture. Aprire le Scuole anche il pomeriggio. Attivare percorsi pomeridiani di eccellenza, di promozione della creatività, e di attività artistiche e sportive. Le risorse verranno reperite da una razionalizzazione della spesa sanitaria, che preveda drastici tagli agli sprechi (privilegi di cliniche private, supermanager, ecc...).
Assumere laureati nella media europea. Il livello di assunzione dei giovani laureati in Sicilia non raggiunge la metà della media italiana, ed è meno di un quarto della media europea. Questi dati, nell’ultimo decennio, non hanno registrato alcun significativo trend positivo e rappresentano la prima causa della progressiva dequalificazione del nostro sistema produttivo. Vogliamo promuovere un piano di sovvenzioni alle imprese che decidono di assumere giovani laureati nella media europea, e nuovi schemi agevolativi per favorire l’ingresso nelle imprese di giovani che provengono dai circuiti dell’alta formazione.
Dare credito all’innovazione. L’obiettivo è di rilanciare la Sicilia nella competizione internazionale, mettendo in rete mondo della ricerca, mondo produttivo e settori d’eccellenza. La regione dovrà finanziare programmi congiunti di alta formazione, con possibilità di specializzazione e tirocinio anche all’estero, per acquisire le competenze di base necessarie. Attivare il microcredito per giovani che promuovono progetti imprenditoriali nei settori dell’innovazione tecnologica e dello sviluppo sostenibile, in particolare nei piccoli comuni, preziosa risorsa che non si può lasciare allo spopolamento.
Un nuovo patto per il lavoro. Specifici incentivi per trasformare il lavoro precario in lavoro stabile e per introdurre come forma di protezione sociale delle risorse “ponte” nel delicato passaggio dall’università al lavoro. Microcredito per sostenere la creazione d’impresa nel settore del turismo di qualità e la costituzione delle imprese sociali, legato alla promozione di opportunità di stage e tirocini formativi già a partire dalla fase di avviamento dell’impresa. All’interno di un piano di razionalizzazione della macchina burocratica, sperimentare la selezione di nuove risorse professionali di alta qualificazione per immettere nel sistema pubblico allargato le professionalità avanzate di cui è carente.
Affidare a progetti “giovani” i beni confiscati. I beni confiscati alle cosche mafiose rappresentano una straordinaria opportunità di sviluppo, e sono ancora largamente inutilizzati. Snellire le procedure di assegnazione e riservare una quota a progetti portati avanti dai giovani siciliani. Questi progetti dovranno puntare sulla creatività, troppo spesso costretta ad esprimersi altrove per mancanza di spazi, e sul sostegno dell’associazionismo e di ogni forma di aggregazione. I giovani dovranno mettere in gioco i talenti e trasformarli in progetti creativi completi, dall’idea alla realizzazione e produzione.
Progettare le città, diffondere le opportunità. Promuovere forme di progettazione partecipata, affidarsi ai giovani per riqualificare piazze e spazi urbani (in particolare le periferie), per rafforzare i legami sociali, per difendere l’ambiente, per irrobustire un nuovo senso civico, per favorire una positiva dimensione multiculturale. Mettere in rete i servizi, per sostenere un libero e uguale accesso alle opportunità, dal tempo libero al lavoro alla ricerca dell’alloggio, e attivarne di nuovi direttamente promossi dai giovani, specie attraverso il servizio civile, per radicare un nuovo costume solidale e responsabile e una nuova coscienza aperta e mediterranea. Attivare un integrato Sportello Giovani Sicilia, che sia il portale di comunicazione per tutte le iniziative e le opportunità offerte dal Patto e per le altre politiche indirizzate alle nuove generazioni.
Continuità territoriale euromediterranea. Investire su un vasto programma di riqualificazione delle rotte di continuità territoriale. Favorire la mobilità dei giovani siciliani in Europa e nei paesi del Mediterraneo, come straordinaria opportunità di formazione e crescita culturale. Offrire ai giovani studenti con meno di 30 anni un carnet con un numero di tratte agevolate per soggiorni a medio e a lungo termine, con destinazioni internazionali anche extraeuropee.
Bonus alta formazione. Investire sul capitale sociale della conoscenza, sostenendo la formazione di eccellenza anche fuori regione e nazione, finalizzata al rientro. La formazione post-laurea (master, PhD, corsi di specializzazione, soggiorni formativi), nei più prestigiosi centri di ricerca, è lo strumento per generare innovazione nella nostra regione. Bandire delle borse di studio regionali di alta formazione, per un tetto massimo di 20.000 euro. Per poter ottenere la borsa, occorrerà presentare un documentato progetto formativo che verrà valutato da un comitato scientifico indipendente, e garantire - a parità di condizioni – il rientro nel sistema formativo o nel mercato del lavoro siciliani.
Fondi europei per il “rientro dei cervelli”. Le priorità della nuova stagione politica saranno, da un lato, indirizzare risorse al rientro dei talenti siciliani sparsi per il mondo e, dall’altro, contrastare l’insidioso e diffuso flusso di emigrazione di giovani intelligenze. I fondi strutturali europei rappresentano uno degli strumenti principali di allocazione delle risorse, e in questa direzione possono essere utilizzati. Favorire progetti specifici per il “rientro dei cervelli” nei settori produttivi e nelle frontiere della modernizzazione della Regione. Inserire tra i criteri di finanziamento dei progetti europei anche la partecipazione di giovani talenti che hanno lasciato l’Isola.
Accogliere i talenti dell’Euromediterraneo. La sfida della modernizzazione non si vince solo favorendo il rientro dei talenti siciliani, ma con la capacità di attrarre i talenti dal resto del mondo. Favorire l’immigrazione di talenti, integrare nei circuiti formativi d’eccellenza i giovani migranti, valorizzare titoli di studio e competenze degli stranieri. Favorire gemellaggi scolastici con paesi del Mediterraneo e gli scambi interculturali nei comuni. Occorre offrire a studenti e studiosi meritevoli, anche extraeuropei, percorsi di formazione di base, specialistica, e percorsi formativi d’eccellenza.
Cooperazione decentrata in vista del 2010. In vista dell’area di libero scambio del 2010, l’obiettivo è quello di far gravitare intorno alla Sicilia le migliori energie intellettuali del Mediterraneo. Non si tratta solo di intercettare merci e risorse, ma soprattutto uomini e idee. In questo senso, occorre attivare immediatamente un vasto programma di cooperazione decentrata nel Mediterraneo del Sud, che veda protagoniste le nuove generazioni siciliane ed europee, e le loro organizzazioni. Sfruttando la tradizione portuale e levantina e puntando sulla millenaria vocazione all’incontro tra popoli e culture, un simile programma avrebbe ricadute economiche e politiche in grado di ridefinire il ruolo dell’Isola nel nuovo spazio interregionale e di offrire grandi opportunità di realizzazione dei giovani siciliani.
Monitoraggio dei processi di integrazione. È giunto il tempo di superare ogni discriminazione e ogni separatismo culturale. Promuovere servizi orientati per sostenere l’inserimento nel mondo del lavoro dei cittadini immigrati, tutelando l’effettiva parità di diritti tra uomo e donna, foriero di nuovi e pericolosi conflitti. Predisporre un programma di sorveglianza del lavoro immigrato nelle campagne, per cancellare la persistente infamia di fenomeni di sfruttamento e schiavismo, che riguardano soprattutto le giovani donne straniere, intollerabili in una società civile e moderna.
AUTONOMIA ED ENTI LOCALI
La politica fino ad oggi ha fatto dell’autonomia un uso dissennato e clientelare, causando dispersione di risorse pubbliche, e governando nell’ indifferenza dell’imprenditoria e del lavoro, rinunciando a politiche generali o di settore per privilegiare interessi particolari.
Ciò a dispetto del fatto che gli enti locali sono percepiti come le istituzioni più vicine ai cittadini.
L’autonomia degli enti locali, infatti, si rafforza se questi non vengono abbandonati al proprio destino ma, se nell’esercizio delle proprie scelte, possono contare sull’azione di programmazione condivisa e sull’assistenza nella gestione dell’azione amministrativa.
La Regione deve riscoprire il suo ruolo di programmazione e sostegno del sistema delle autonomie locali:
assistendo il mondo delle autonomie, nel rispetto delle scelte di natura politica, per una gestione amministrativa orientata alla correttezza e al funzionamento.
Promuovendo azioni orientate alla cooperazione tra enti minori. E’ opportuno che attraverso il coinvolgimento delle Province si promuovano servizi associati o, dove ciò è possibile, l’unione di Comuni. Questa scelta comporterebbe una forte riduzione di costi a fronte di maggiore funzionalità.
Riformulando il ruolo degli assessorati, da orientare in direzione del monitoraggio dell’azione amministrativa e della promozione del buon funzionamento della macchina.
Costituendo una rete dei dirigenti e funzionari degli enti locali, anche attraverso il ricorso alle scuole presenti sul territorio.
Promuovendo la pubblicazione degli atti di programmazione e gestione degli enti locali in un unico portale regionale, per favorire la trasparenza.
Attivando in modo serio l’ufficio del Difensore civico regionale.
Realizzando un accordo con Corte dei Conti, Ragioneria dello Stato e Prefetture per la realizzazione di un sistema dei controlli che serva a orientare l’azione amministrativa. |
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